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Lunedi 11 dicembre 2017
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pensieri

Ennesima spallata della Consulta al legislatore

di Maurizio Bartoli

Il pericolo di spinte che portano alla deregulation urbanistica è una costante degli ultimi 50-60 anni e non è escluso che continuino ad esserci. Ciò che va fatto è cercare di osteggiarle prendendo il buono che viene dalle sollecitazioni politiche o dalla giurisprudenza amministrativa. A tal proposito va ricordata l’ultima sentenza della Corte Costituzionale (n. 179 del 20maggio 1999). sulla reiterazione e indennizzabilità dei vincoli espropriativi attraverso la quale il legislatore nazionale in primis dovrà affrontare l’annosa questione mai risolta veramente sull’indennizzo per i proprietari di aree sottoposte a vincoli urbanistici di inedificabilità permanenti oltre il limite dei cinque anni.
Con la citata sentenza la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 7, numeri 2, 3, e 4 e 40 della L.1150/42 (Legge urbanistica) e 2, primo comma, della L. 1187/68 (modifiche ed integrazioni alla legge urbanistica) nella parte in cui consente all’Amministrazione di reiterare i vincoli urbanistici scaduti, preordinati all’espropriazione o che comportino l’inedificabilità, senza la previsione di un indennizzo.
La sentenza congiunge idealmente altri principi varati dalla stessa Corte in periodi e tempi diversi (sentenza n. 6/66: incostituzionalità delle servitù militari prive di indennizzo; sentenza n. 55/68: incostituzionalità dei vincoli a durata indeterminata senza indennizzo) e attua inoltre alcune leggi vigenti quali la L. 1187/68 (durata quinquennale dei vincoli preordinati all’esproprio) e la L. 359/92 (congruità di un indennizzo pari alla metà del valore venale).
Il filo rosso che ne deriva, definisce tollerabili i limiti all’utilizzabilità delle aree per i primi cinque anni facendo scattare, al sesto anno, la previsione di un ristoro a favore del proprietario.
Altro elemento fortemente significativo della sentenza sta nel chiarimento che non tutti i vincoli sono indennizzabili. Ad esempio non sono indennizzabili i vincoli ambientali e paesistici, le fasce di rispetto da acque pubbliche, strade, ferrovie, i vincoli su aree franose e quelli di rispetto di distanza dai litorali marini ed altri.
A fronte di questo scenario il panorama urbanistico potrebbe diventare in tempi brevi da un lato non privo di problemi per i Comuni (che potrebbero essere travolti da valanghe di ricorsi di proprietari di aree vincolate) ma dall’altro aprire nuove e interessanti prospettive nel campo della pianificazione avendo di fatto “accelerato” l’applicazione dello strumento “perequativo”.


Architetto Giovanni Zandonella Maiucco
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