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Lunedi 11 dicembre 2017
San Damaso I - Memoria facoltativa
 
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pensieri

Città della macchina e della discordia

IL NOSTRO SECOLO SARÀ RICORDATO COME QUELLO DELLA MACCHINA; LE NOSTRE CITTÀ COME MOSTRI DI CEMENTO DA CUI FUGGIRE. CONDIZIONE INDISPENSABILE PER IL FUTURO SARÀ CERCARE IL BUONO BEN OLTRE LA SOGLIA DELLA SEMPLICE FUNZIONE E DEGLI INTERESSI DI BOTTEGA.

" Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra .- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte ?- chiede Kublai Kan. - Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, -risponde Marco, - ma dalla linea dell'arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: -Perché mi parli delle pietre? E' solo dell'arco che m'importa. Polo risponde: -Senza pietre non c'è arco" (I. Calvino da Le Città invisibili) Nelle storie che il veneziano racconta al Gran Kan con minuzia di particolari abita la sensibilità di un giovane marinaio allenato a far correre la fantasia sull'infinito piano verdazzurro dei giorni di bonaccia. Marco è colui che, forse, più d’ogni altro messo dell’Imperatore conosce la rotta per la città ideale. Marco è anche un pò tutti noi, che corriamo verso un buono che spesso si dissolve, che ci ostiniamo a sostenere che " senza pietre non c'è arco" anche quando ci mostrano purtroppo il contrario. La città ideale non è scritta sulle carte, è dentro di noi, e la rotta per raggiungerla sta in una sorta di convinzione che il buono c'è e che va fatto riemergere. In questi ultimi decenni del secolo abbiamo costruito come mai. Lo abbiamo fatto spesso senza scrupoli, e a volte anche contro il buon senso. Abbiamo persino barattato, nella corsa affannosa al "metrocubo", il buon gusto con il cemento. Siamo stati in grado di creare città talmente inospitali da costringerle a divenire, per dirla alla Mitternich, istigatrici di malesseri e discordie. Abbiamo costruito per rispondere ai dettami dell'emergenza, alle regole della funzione, allo stimolo della politica economica, agli interessi di bottega. Abbiamo anche costruito per costruire. Oggi, però, la gente rifugge da quei luoghi e una parte sempre maggiore di cittadini cerca nelle campagne quella serenità famigliare che l'abbondanza di spazio e di movimento sembrano dare. E' una tendenza, questa, che si sta sviluppando in forma esponenziale in tutto il mondo industrializzato. Rispetto a cent'anni fa le "differenza e distanze" tra città e campagna sono state appianate da due fattori divenuti fondamentali: la rete stradale e la tecnologia informatica. Due fattori che, oggi, contribuiscono sensibilmente ad invertire la tendenza all'inurbamento. Il pericolo vero, però, è che la città si polverizzi in una sorta di periferia diffusa e diluita, come già sta accadendo nelle cinture delle metropoli di mezzo mondo, con il risultato di una città senza porte e senza centro. Ma vediamo com'è andata in questi ultimi decenni che hanno rivoluzionato la forma delle città e dunque dell'abitare, ma anche il modo stesso di pensare al lavoro e alla ricchezza. Per intuire dove siamo, e dove stiamo andando, bisogna partire da lontano; almeno dal 1942.


 


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Architetto Giovanni Zandonella Maiucco
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