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Lunedi 11 dicembre 2017
San Damaso I - Memoria facoltativa
 
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pensieri

Architetto : un linguaggio difficile

Soprintendenze ultimo baluardo a difesa delle memorie

Essere architetto,si sa, non è garanzia di superiore qualità in materia di gestione delle forme e degli spazi antropici. Non è maternità di bellezza, di armonia, di equilibrio formale come molti, ancora, possono credere. E’ un lasciapassare, uno tra i pochi, per raccontare il proprio punto di vista in un processo di trasformazione e modificazione dei luoghi sempre meno appartenente ad una identità collettiva a vantaggio di un individualismo spesso esasperato e fuori luogo. Essere architetto è un’opportunità per raccontare, con il linguaggio delle forme e con parole proprie, la gente e il loro agire. Per alcuni è buon lavoro; per molti è una sorta di missione che travalica la semplice applicazione di energia finalizzata alla formazione di ricchezza; e’ un percorso senza fine che porta a conoscere sospirate “certezze” … che spesso si reggono ad innumerevoli “dubbi”. Eccola una certezza : il dubbio . Sono anche i dubbi che fanno crescere l’architetto. E’ la convinzione che la “soluzione giusta” non è quella appena trovata ma, forse, quella che starà nel foglio successivo; quella di domani. In questo mestiere, chi cammina nella “certezza” finisce per perdersi nella quotidianità trascinando con se chi è più debole. Essere e fare l’architetto significa allora sapersi mettere in discussione e sapersi confrontare , saper ascoltare le ragioni degli altri, non solamente sentirle. E’ un mestiere difficile, spesso di contrasto. “Un’ opera -scriveva Louis Kahn raccontando il suo mestiere-, viene realizzata tra i rumori soverchianti dell’industria e quando la polvere si posa, la piramide, echeggiante il silenzio, porge al sole la sua ombra”. Rumori soverchianti che nel nostro conciliabolo significano conflitti: quelli che precedono e spesso accompagnano ogni opera. Conflitti di competenze, culturali, discrezionali che divengono le facce della piramide; scontri nei quali l’architetto deve difendersi ed orientarsi per condurre la propria opera , come scrive Kahn, al “cospetto del sole”. Nell’arena del dibattito, che affina o falcia il vertice della piramide, trovano posto numerosi soggetti. Vi sono i valutatori che siedono nelle Commissioni Edilizie e che spesso, purtroppo, sostituiscono il loro importante ruolo di garanti del processo abilitativo con quello di difensori del proprio “gusto”. Si dice siano uomini e donne di ogni mestiere che si offrono con dichiarata e spavalda competenza al capezzale di questo malato muto. Siano perdonati molti di loro, soprattutto quelli nominati per soli meriti politici o di simpatia, perché non essendo addentro alla materia non sanno quello che fanno.

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Architetto Giovanni Zandonella Maiucco
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