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Lunedi 11 dicembre 2017
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pensieri

Collina a rischio mortale

Urge competenza conoscenza rinnovata capacità politica. Per Roberto Vecchioni bisogna ricorrere alla giustizia

La collina morenica del Garda è a rischio; a rischio mortale . Se le ragioni della tutela non prevarranno sugli interessi alla trasformazione, questi luoghi finiranno nel taccuino dei ricordi; dentro ai versi di Catullo, di Goethe, e dei tanti poeti che ne hanno decantato queste bellezze. Si, perchè da circa cent’anni, e soprattutto nell’ultimo mezzo secolo, il lago è un immenso cantiere. Negli utimi decenni è avvenuto il vero cambiamento; come dice Andrea Zanzotto il paesaggio Gardesano di 30 anni fa era più simile a quello di Goethe che al nostro. Bisogna fare qualcosa per impedire lo scempio; ma cosa? Roberto Secchioni, che ha firmato un manifesto di tutela invocando la costituzione di un Parco con altri nomi autorevoli quali Margherita Hack , Mario Rigoni Stern, Franco Piavoli, Vittorio Messori , Andrea Zanzotto, Fausto De Stefani, suggerisce di autotassarci e ingaggiare i migliori avvocati per far applicare le leggi - che già ci sono- contro quella categoria di amministratori pubblici che” … governano il territorio ma che di paesaggio e tutela non hanno ancora capito niente”. E’ un assoluto di verità. Le leggi di tutela ci sono, anzi ce ne sono troppe. Ciò vale anche per la legislazione sulla tutela paesistica che, purtroppo, è oggi finita in pasto alla discrezionalità di singoli soggetti decisori che troppo spesso, ahimè, rappresentano se stessi, non la collettività. Sono parole forti,riconosco, ma non è più il tempo per le sottigliezze. Applicare le leggi e farle applicare è una strada percorribilissima. Come fermare il degrado? Cosa fare per fermare il degrado? Diciamo subito una cosa: coloro che pensano di “fermare la macchina sono fuori dal mondo e le loro idee finiranno nei ricordi. Gli interessi sul campo vanno dai vertici delle multinazionali, allo stipendio dei muratori ed è perciò inevitabile che ogni azione moderatrice finisca col fallimento. Invece è possibile lavorare con intelligenza e dirigere le tensioni attuative verso soluzioni più condivisibili. La questione paesaggio ricomprende ambiti che vanno dalla programmazione territoriale al dettaglio attuativo. Prima si programma, poi si fa. Una prima lacuna è nella progettazione urbanistica. In regione Lombardia sono i comuni che hanno il potere in materia di programmazione-progettazione. Addirittura dal 2001, per legge regionale, i comuni adottano ed approvano il loro Piani Regolatori Generali. Basta con i controlli Regionali: non ci sono purtroppo più. Nella procedura di approvazione di un PRGC il controllo superiore è sostituito da un semplice “visto di conformità” dall’Ente Provincia, ma… dal concetto di “approvazione” a quello di “conformità” passa una bella differenza. Senza lavorare per una modifica della legge, va detto che la tutela degli interessi collettivi si garantisce anche attraverso l’applicazione attenta di quella in vigore.

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Architetto Giovanni Zandonella Maiucco
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