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Venerdi 19 luglio 2019
San Pietro Crisci da Foligno
 
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IL NOSTRO SECOLO SARÀ RICORDATO COME QUELLO DELLA MACCHINA; LE NOSTRE CITTÀ COME MOSTRI DI CEMENTO DA CUI FUGGIRE. CONDIZIONE INDISPENSABILE PER IL FUTURO SARÀ CERCARE IL BUONO BEN OLTRE LA SOGLIA DELLA SEMPLICE FUNZIONE E DEGLI INTERESSI DI BOTTEGA.


Anni '80 Con l'inizio degli anni '80 la tanto auspicata legge di riforma urbanistica mancava ancora. L'affare edilizio, che aveva mosso i suoi primi passi negli anni '50, era diventato adulto, esperto; ed a questi sembrava dar ragione anche una clamorosa sentenza della Corte Costituzionale la n° 92/82 la quale, ritornando sul tema dell'esproprio, giustificava le argomentazioni dei difensori della proprietà privata e lo jus edificandi. Iniziavano così gli anni del "naufragio" , gli anni in cui l’urbanistica, per dirla con Vezio De Lucia, ritornava nel ventre dall'architettura ; l'era dei progetti in grande; di quei progetti che alimentarono e crebbero Tangentopoli. A giustificare le malinconiche affermazioni ricordiamo la legge 94/82 (leggeNicolazzi) che con il fine di sveltire le procedure burocratiche giustificò il silenzio-assenso; oppure la legge 47/85 con la quale il legislatore, con l'obiettivo di sfruttare l'abusivismo dilagante per ridurre il disavanzo pubblico, decise di beffarsi di tutti gli onesti e di premiare i furbi concedendo sanatoria ( una -tantum, unica ed assoluta, da mai più ripetersi) a milioni di metricubi abusivi. Non stupisce la riapertura dei termini di sanatoria anche a metà degli anni '90. Anni '90 La triste passerella dei tangestisti sarà, anche in futuro, una pagina evidente di questo decennio. Fu proprio dalle vicende edilizie ed urbanistiche, dai morsi ingordi al paesaggio, all'ambiente, che il malaffare ha più volte trovato origine. Comunque e purtroppo, l'urbanistica non ha ancora trovato, ad oggi ,una sua legge di riforma che sappia almeno affrontare in maniera adeguata il regime dei suoli. Va certamente detto, a onor del vero, che in questi ultimi anni sono affiorate alcune significative esperienze nate da singole iniziative comunali. Esperienze che che ci fanno ancora sperare, e che offrono, ai vari attori spunti di riflessione e termini di paragone. Nel confronto con i decenni precedenti, gli anni ’90 potranno essere ricordati, anche, come il periodo durante il quale si è risvegliato il dibattito e si è posta come questione centrale la pianificazione dopo il triste “sonno” del decennio precedente. I frutti sono stati sicuramente insufficienti. Anzi ,contro questi frutti ,si e ritorta una parte di società politica, imprenditoriale e professionale la quale, preoccupata dei possibili sviluppi normativi, ha spinto per l’approvazione di una serie di leggi settoriali che, di fatto, minano dalle fondamenta la costruzione di quell’arco che ci dovrebbe traghettare verso una città non più priva di identità . Una sola legge, la 142 / 90, in materia di ordinamento delle autonomie, ha portato in quest’ultimo decennio un contributo alla disciplina urbanistica, individuando un nuovo soggetto preposto alla gestione e un nuovo livello di pianificazione : La provincia ed il Piano territoriale di coordinamento provinciale. A dieci anni di distanza però pochi l’hanno già attuata.

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Architetto Giovanni Zandonella Maiucco
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