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Venerdi 19 luglio 2019
San Pietro Crisci da Foligno
 
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IL NOSTRO SECOLO SARÀ RICORDATO COME QUELLO DELLA MACCHINA; LE NOSTRE CITTÀ COME MOSTRI DI CEMENTO DA CUI FUGGIRE. CONDIZIONE INDISPENSABILE PER IL FUTURO SARÀ CERCARE IL BUONO BEN OLTRE LA SOGLIA DELLA SEMPLICE FUNZIONE E DEGLI INTERESSI DI BOTTEGA.



La legge 1150 Quando nell'estate del 42 fu promulgata questa legge , in Europa nessun paese ne aveva una così all'avanguardia. Era nata da un decennale dibattito sulle moderne tendenze del fare urbanistica e aveva coinvolto i migliori architetti italiani. Era tempo di guerra, in quegli anni, e forse già qualcuno pensava alla ricostruzione ed al contributo che la nuova disciplina avrebbe portato; invece, il ricatto dell'emergenza (un milione d’alloggi gravemente danneggiati) e le leggi speciali hanno finito per ricostruire il paese in modo "spontaneo" ben distante da quel "pensare urbanistico" che ci faceva onore. Cosi' la promettente legge del '42 diventò vecchia prima ancora di essere veramente attuata e già negli anni 50 gli urbanisti italiani (che nel periodo della ricostruzione avevano, di fatto, prestato il braccio all'affare emergenza) formularono un’organica proposta di riforma (ad oggi ben poco è cambiato). Erano passati solo pochi anni dalla fine della guerra ma le cose erano veramente cambiate. Anni '60 Saranno ricordati come gli anni del frullatore, della televisione, del macinacaffè o della lavatrice; gli anni '60 sono quelli del "miracolo economico". Gli italiani guadagnavano con facilità come mai era accaduto prima e, in certo senso, spendevano nel bene che più d’ogni altro avevano sognato: la casa. Anche i più importanti istituti di credito si misero a reinvestire nell'edilizia. Fu una corsa a capofitto che iniziò concretamente quella cementificazione del territorio che le nostre generazioni oggi soffrono. Il governo si rese conto del dilagare della situazione (sia sotto l’aspetto ambientale che del diritto alla casa i cui lavoratori opeari andavano reclamando) è tento di correre ai ripari . Gli interessi legati all'attività edilizia erano, però, talmente forti e diffusi che ogni buona intenzione finì per essere bruciata (a volte anche insieme ai suoi sostenitori come nel caso del ministro democristiano F. Sullo che per aver sostenuto quella che oggi chiameremmo buona soluzione in materia urbanistica fu addirittura sconfessato dal suo partito). La festa al territorio era cominciata e nessun buon senso poteva fermarla. Neppure nel 1966 quando una potente frana, sotto il peso della speculazione edilizia, colpi Agrigento. Il governo rispose allora ai problemi dell'urbanistica, con la famosa Legge Ponte che aveva il compito di traghettare la materia verso una riforma urbanistica completa da attuarsi in poco tempo (non arrivò mai). La riforma prevedeva limiti ai comuni senza strumentazione urbanistica ( erano allora il 90%), dotazioni minime di standard per uso pubblico e distanze dalle strade e dai fabbricati stessi. Sembrano ad oggi limiti banali quelli imposti dalla Legge Ponte ma a quei tempi furono addirittura ritenuti "scoraggianti" l'attività edilizia. Ed allora, fatta la legge, qualcuno costruì " l'inganno": il governo accettò di prorogare le prescrizioni vincolistiche di un anno. Risultato: l'attività edilizia fu talmente “scoraggiata” che l’ISTAT rilevò una produzione annuale di vani pari al triplo della media decennale. Anni '70 Con l'inizio degli anni '70 le tanto auspicate Regioni e il loro potere in materia pianificatoria si concretano. Nella primavera del '70 furono eletti i 15 consigli regionali ma il definitivo trasferimento dei poteri avvenne qualche anno dopo. Contribuì al clima d’incertezza di quel periodo lo scontro tra nazionalisti e regionalisti che si concluse solamente con il DPR 616 / 77. Furono, quelli, gli anni di piombo, della strategia della tensione, ma in certo senso anche delle riforme. Ricordiamo di quegli anni la legge 865 / 71 ( la legge per la casa) riguardante i programmi di coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica e le norme d’espropriazione per pubblica utilità; la legge 10 / 77 più conosciuta come legge Bucalossi che istituì la concessione e l'onerosità della stessa; la legge 457 / 78 conosciuta, tra l'altro, per aver fornito una definizione univoca degli interventi, per le norme a favore degli interventi di recupero e per quelle rivolte alla programmazione dell'edilizia residenziale pubblica. Leggi importanti, queste, che i decenni successivi celebreranno, ma che nulla potettero contro la piaga dell'abusivismo e della corsa affannosa al metrocubo che sempre più crescevano.


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Architetto Giovanni Zandonella Maiucco
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